Beppe Scienza ““Prima ci salviamo, poi pensiamo a divertirci. I miei maestri? Marchioro e Mondonico”

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Per capire il bene che Monopoli gli vuole, basta prendere un caffè al bar con lui. “Come sta?” e ancora. “Siamo quarti, andate avanti così”. Lui è Giuseppe Scienza, per tutti Beppe. Nato a Domodossola, cresciuto calcisticamente a Omegna e ora pronto alla consacrazione da allenatore quasi 1000 chilometri più giù.

Sud di Bari, piccolo Paradiso: “Puoi sederti in riva al mare e staccarti da tutto e tutti. Peccato solo che la famiglia sia distante 800 chilometri – sorride ai microfoni di Gianlucadimarzio.com – mi ritengo fortunato, negli anni ho ricevuto tantissimo affetto da questa città”. Gli anni sono 3, diventati tali con il ritorno in panchina a campionato in corso dopo l’addio al termine della scorsa stagione e la breve era Giorgio Roselli in biancoverde, durata due turni.

“Per me era stato un distacco doloroso – ammette – perché si era trattato di una decisione causata da tante piccole sciocchezze. Abbiamo però ricucito presto il rapporto, forse era destino che in quel momento dovessimo mollarci un attimo per poi ritrovarci. Si era trattato di piccoli episodi, ora superati”. BENVENUTO AL SUD

A conquistarlo è stato l’ambiente, caldo al punto giusto. In campo e fuori. “Tre anni fa arrivavo a Monopoli e tranne la parentesi di qualche mese sono ancora qui. Il sud mi sta adottando ma fin da giocatore ho avuto un rapporto molto bello con il sud. Quando dico alla mia famiglia che qui a fine ottobre fa ancora caldo e si può fare il bagno, stentano a crederci”. In campo, da centrocampista, è passato da Campania Puteolana, Foggia, Catania, Reggina, per poi maturare in piazze del Nord come Reggio Emilia, Torino, Venezia e Piacenza.

Ora che siede in panchina, sta trovando in Puglia quelle copertine sfiorate con Legnano, Viareggio, Brescia, Cremonese, Feralpisalò, Alessandria e Chiasso. Domenica i suoi ragazzi terribili hanno dato tre reti al Potenza, fino a quel momento battuto appena due volte su 11 turni. E i punti conquistati in 10 panchine stagionali sono 19.

Sommati ai 3 ereditati, fa 22 e quarto posto in condominio con il Bari: “La serie C è sottovalutata, lo dico sempre – spiega Scienza – se sbagli la partita dal punto di vista dell’atteggiamento in questo girone perdi con chiunque”. Anche per questo gli obiettivi sono in costante aggiornamento: “La società ci dice: prima ci mettiamo al sicuro, poi sogniamo. Chi dice che abbiamo un calendario abbordabile ora mi fa venire l’orticaria. La classifica ci dice che siamo lì, se avessimo pareggiato con la Reggina saremmo a tre punti dalla vetta. Però ora le squadre che sono in coda sono le avversarie peggiori. Poi c’è enorme qualità in questo campionato: il Bari sta tornando, il Catanzaro ha enorme qualità e supererà il momento di crisi, la Ternana è una squadra tosta da affrontare”.

Al Veneziani li accompagna uno striscione affisso dalla tifoseria sugli spalti: “Solo chi osa può volare”. Scienza lo fissa e ammette: “Vero, ma tenere alta l’attenzione dopo le vittorie è più complicato”. I MAESTRI: DA MARCHIORO A MONDONICO

Quella del Monopoli è una porta che si è aperta nel dicembre 2017. Dall’addio al Chiasso, nell’aprile precedente, Scienza aveva saputo aspettare: studio, partite osservate sugli spalti e pazienza. Merito anche degli insegnamenti: “Ho avuto allenatori straordinari – ricorda – Pippo Marchioro mi ha trasmesso l’amore per il calcio, la capacità di divertirsi, di godere per un gesto tecnico. Emiliano Mondonico è stato un maestro per come leggeva e intendeva le partite. C’è Nedo Sonetti, Angelo Sormani. Tanti allenatori bravi. Poi penso a Sergio Vatta nel settore giovanile del Torino o ad allenatori della zona del mio paese, come Domodossola o Omegna, che mi hanno insegnato come si sta nelle prime squadre”. E come si guidano i giovani: “Delle squadre che nel nostro girone giocano con gli under, siamo la più avanti in classifica. Abbiamo chiamato in causa anche giocatori del nostro settore giovanile, penso a Mariano, ad Antonacci, o ai vari Tuttisanti, Arena, Tazzer, Maestrelli che nelle ultime settimane hanno saputo imporsi. Portiamo avanti un progetto intelligente, che ho sposato in pieno”. Fondato sull’aggressività: “Le mie squadre sono spesso costruite per aggredire l’avversario e direi che questa di quest’anno è la più vicina alla mia idea di calcio. Inoltre, quando sono arrivato con me sono arrivati un paio di giocatori importanti che hanno dato un tocco in più a una rosa già competitiva”.

FERMARSI, MAI

Se c’è una cosa che Beppe Scienza proprio non sa fare, però, è prendersi una pausa: “Quando non alleno mi occupo di match analysis – ricorda – lo facciamo noi, io e il mio collaboratore Giacomo Ferrari. Facciamo video delle squadre avversarie e della nostra partita appena è finita. Non sono mai stato molto bravo a staccare, non lo ero nemmeno quando giocavo. Pensate che domenica sera, dopo il 3-0 al Potenza, mi sono infuriato con il mio staff che festeggiava la vittoria mentre io pensavo già alla sfida al Rende. Dopo aver perso la partita di Caserta, ero molto arrabbiato con me stesso più che con la squadra”.

Il segreto, allora diventa “incuriosire i giovani, stimolarli sui risultati e sulla loro crescita. Io mi reputo fortunato, dal punto di vista della mentalità. Chi mi ricorda il mio modo di giocare tra i calciatori che ho in rosa? Direi Giuseppe Carriero, per aggressività e tiro dalla distanza”.

L’oro del Monopoli, però, è in attacco: 11 reti tra Jefferson e Fella. “Ma non solo per i numeri che hanno in attacco, quanto per l’atteggiamento. Non disdegnano mai una corsa per tornare indietro, lanciano il primo pressing. Danno un messaggio fondamentale a tutta la squadra”.

PROMESSE E TUFFI

Una carriera con la valigia in mano, un sogno nel cassetto: “Da calciatore sono stato solo tre anni in una società, alla Reggiana. Ora a Monopoli sono al terzo anno, mi piacerebbe tanto aprire un ciclo ma servono i risultati. Restare qui a lungo mi piacerebbe, è una società in costante crescita”. Il prossimo avversario, ora, si chiama Rende e la mente dell’alleantore corre alla primavera 2018.

Il Monopoli vinse in Calabria e lui festeggiò con un tuffo in mare con 15 gradi all’esterno. “Loro vengono da due risultati importanti, tra Sicula Leonzio e Catanzaro. Hanno giovani interessanti e giocheranno con il demonio nel cuore. Rende due anni fa fu il crocevia del nostro campionato: eravamo in lizza per i playoff entrambe e vincendo noi ipotecammo la qualificazione”.

Questa volta Scienza alza il tiro: “Magari, se finiamo il girone di andata nelle prime 4-5 posizioni, un bagno ci può stare”. Sarà il 16 dicembre. Ma per chi ha come simbolo un gabbiano, simbolo del volo, cosa può essere un bagno in mare fuori stagione?