Indubbio che alla vigilia fosse in preventivo la sconfitta contro lo squadrone Sly. Ma di tali proporzioni (9-2) non se lo sarebbero aspettati neanche i ‘campioni’ della United. Eppure Don Uva, Noicattaro e Canosa ne avevano preso (solo) rispettivamente 1, 2 e 3. Quei 3 che Lagreca si è visto passare oltre la linea bianca tra il 24′ ed il 29. Cinque minuti che hanno chiuso in maniera definitiva una gara cominciata tutto sommato con fare ottimistico, dove nessuno si ‘illudeva’ della sorpresa della domenica. Ma in un batter d’occhio siamo caduti a peso morto sotto i colpi inflitti da Lacarra, Zotti e Diagnè, ai quali poco dopo è seguito il quarto di Nadrevic.

Il 4-1 di Quattromini su calcio di rigore al termine del primo tempo, dava speranze affinché il ritorno in campo nella ripresa desse un sussulto di orgoglio che magari era nelle intenzioni, ma non si è per nulla manifestato nella pratica. Al nono dei secondi 45 minuti si era sul 7-1, con Zotti, Lacarra e Nadarevic che siglavano rispettivamente le loro doppiette. Chiudevano i conti ancora Zotti e Sguera entrato nella ripresa. Alleggeriva la disfatta il secondo rigore siglato da Difrancesco. Che dire? Andava di certo interpretata tatticamente in maniera diversa l’intera gara. La Sly ha evidenziato i limiti (che tutti le squadre hanno) che i biancoblu devono ancora tamponare. Impossibile più che mai dopo la batosta dolorosissima di oggi, non ricordare le grandi prestazioni disputate in passato da mister Schiavone e i suoi, contro Omnia Bitonto, Corato, Molfetta e altre big (sicuramente non della stessa attuale caratura della United di questi tempi). Come impossibile far finta che sia semplicemente una sconfitta contro una super squadra. Abbiamo fatto una pessima figura e dobbiamo risollevarci. Non tanto domenica contro la Real Siti, ma giocando la ‘partita della vita’ giovedì 21 novembre nel ritorno di coppa all’Alen Fasciano proprio contro la Sly. E batterli. Per ricrederci. Ricrederci che quello che potremmo essere veramente o che siamo realmente lo dobbiamo mostrare contro uno squadrone di questa portata. A noi stessi prima di tutto.