Saverio Sticchi Damiani, presidente del Lecce, spegne oggi 45 candeline. Quest’anno, a bocce ferme causa Covid-19, festeggia concedendo una lunga intervista alla Gazzetta del mezzogiorno.

Festeggerò in casa, come è doveroso in un periodo come questo“, esordisce Sticchi Damiani. Quella che inizia oggi sarà una settimana cruciale per le sorti della Serie A 2019-2020: “i veri nodi da sciogliere sono i protocolli ed in particolare cosa si dovrà fare nel caso di un nuovo positivo in squadra: mettere in quarantena il gruppo, fermarsi nuovamente, seguire il modello tedesco. […] Si tratta di una decisione complicata, ma prima o poi si dovrà prenderne una. [..] In questi giorni ho visto i ragazzi spaesati, ma era comprensibile. Pian piano stanno ritrovando lo spirito giusto. Correre sul manto erboso è una gran bella cosa”.

 Un anno esatto fa il presidente del Lecce festeggiava il compleanno ricevendo in regalo la promozione in Serie A dei giallorossi: “ricordi straordinari. L’esperienza dell’attuale proprietà è costellata da coincidenze significative. Il salto dalla C alla B è avvenuto nel giorno del compleanno di Liverani“.

Sul suo feeling con i tifosi, Damiani spiega che il segreto è la scelta di dire sempre la verità, “anche quando intravedevo che potesse non essere gradita, su ciò che il club fosse o non fosse in grado di fare. […] Non ho mai risparmiato energie. Penso che questo sia stato apprezzato e ne vado fiero“.

Nel medio termine il presidente vorrebbe “dare al Lecce un centro sportivo e garantire maggiori investimenti al settore giovanile per riportarlo a certi livelli“.

Sui traguardi cruciali raggiunti da questa proprietà, Sticchi Damiani mette al primo posto la promozione in serie B, perché “la proprietà la considerava un obbligo morale, ma anche perchè ho temuto che ci potesse sfuggire, dopo che sembrava di averla in pugno. Il salto in A, invece, me lo sono goduto con gioia perché non avevamo l’obbligo di conquistarlo”.

Chiusura infine su allenatori e calciatori del passato a cui è più legato: “ho amato Mazzone. Mi ha divertito il Lecce di Zeman. Ho ammirato Barbas, ma anche Benedetti, capitano che non tutti ricordano come meriterebbe.”