Zdenek Zeman, il ribelle del calcio italiano, il 12 maggio ha compiuto 73 anni. Una data particolare, piena di suggestione e d’intrigo cabalistico se si pensa che proprio nello stesso giorno il Foggia Calcio festeggiava i suoi 100 anni di storia! Proprio così Zeman e Foggia, un binomio frizzante che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 fece impazzire   l’ Italia calcistica offrendo un calcio spettacolare che, forse, mai una squadra di provincia, arrivata dalla Serie B e con tanti giovani semi sconosciuti, aveva offerto e dimostrato fino a quel momento.
Un personaggio molto introverso e controverso il boemo, uno che credeva nei valori e nei principi morali che cercava di riportare anche nello sport. Zeman con le sue dichiarazioni sempre un pò piccanti e controcorrente, ma senza dubbio non citate a caso e senza cognizione di causa, è entrato di diritto nell’ immaginario collettivo come colui che sta dalla parte dei più deboli ed indifesi, anche se non sempre è stato apprezzato da tutti. Ma prima ancora delle sue dichiarazioni a parlare erano state le gesta delle sue squadre che offrivano spettacolo al pubblico perchè Zeman non si è mai nascosto dietro l’ ipocrisia del fare risultato a tutti i costi, magari giocando male ed in maniera catenacciara, ma ha sempre dichiarato che chi paga il biglietto deve godersi lo spettacolo, ben consapevole che il calcio sia un gioco, un bellissimo gioco.
Una lunga carriera senza vittorie importanti, ma con il grande merito di aver lanciato giovani, poi diventati illustri, come Schillaci, Signori, Baiano, Rambaudi, VucinicBojinovVerratti, Insigne, Immobile e di aver portato alla ribalta nazionale realtà sociali talvolta difficili che sono riuscite grazie al calcio voluto dal boemo, a dimostrare la loro esistenza anche al resto dello stivale insieme ai relativi, ma nonostante tutto questo la gioia di poter essere orgogliosi di quella loro appartenenza non veniva certamente meno.
Fedor Dostoevskij affermava che “la bellezza salverà il mondo” lanciando un messaggio dove la salvezza degli uomini può avvenire solo per mezzo della contemplazione della bellezza e della ricerca armoniosa di essa. In questo Zeman probabilmente ci è riuscito in pieno avendo ricercato in maniera sublime e, visto il suo carattere molto taciturno, contemplativa il concetto di bellezza estetica in un campo da calcio, regalando armonia e serenità a quelle piazze che per questioni storiche e socioculturali, sono relegate ad essere “emarginate” e “snobbate” in maniera piuttosto impari dal resto del Paese. La bellezza espressa dal gioco Zemaniano è stata una vera rivoluzione sociale prim’ ancora che calcistica fatta grazie alla spensieratezza e la voglia di un mondo migliore che solo la grande energia dei giovani possono avere ed emanare. In tutto questo Zeman è stato più di un condottiero, filosofo o messia. E’ stato un vero Maestro da cui attingere insegnamenti di vita per provare a ribaltare l’ ordine prestabilito.
Il Foggia dei miracoli per questo motivo rappresenta la punta più alta di questo concetto non più astratto identificabile con la bellezza. Il trio delle meraviglie BaianoSignoriRambaudi rimarrà per sempre negli occhi di chi l’ ha potuta ammirare senza mai dimenticare che se è vero che “gli eroi son tutti giovani e belli”, come affermava Francesco Guccini, è altrettanto veritiero che, come professato da Alessandro Magno, al “Maestro si deve una vita che vale la pena di essere vissuta”!

Una formazione del Foggia dei miracoli allenato da Zeman nel 1991/92

Danilo Sandalo