È alla sua prima conferenza stampa da tecnico del Bisceglie Calcio e Ciro Ginestra non ha nascosto l’emozione del primo giorno di scuola: è al suo esordio su una panchina di serie C in una squadra che ha rivoluzionato l’intera rosa quest’estate e che, dopo il ritiro di Alfadena, ha trovato con un volto completamente diverso.

Il bailamme societario è argomento tabù in questa conferenza prepartita, libero pensiero per la decisione di intraprendere questa nuova avventura in nerazzurro e per la prima avversaria in campionato, la Vibonese: «Sono tornato qui a Bisceglie dopo il ritiro estivo per il parco giocatori allestito e per la possibilità concessami da una squadra di serie C di continuare quanto di buono fatto l’anno scorso ad Altamura. Ho fatto col mio staff un’ottima stagione e pertanto non mi sembrava giusto neppure per i miei collaboratori restare a casa senza questa prova. Da allenatore giovane è una cosa che non capita tutti i giorni ricevere queste occasioni; l’ho colta al volo avendo fame e passione, la stessa che insegno ai miei ragazzi. La Vibonese l’anno scorso ha stravinto in serie D con ventisette risultati utili consecutivi; è una formazione robusta e forte fisicamente e sarà difficile batterli. Dobbiamo avere il valore aggiunto della fame di vittorie, la voglia di fare bene è tanta».

Il trainer campano ha proseguito senza sbottonarsi più di tanto sul modo con cui la propria squadra viene disposta in campo, descrivendo il modus operandi: «Ho lavorato sui concetti che ho portato da Altamura, sono abituato a fare calcio senza utilizzare il criterio palla lunga e pedalare. Sotto l’aspetto fisico avremo dei problemi nelle prime nove partite perché i calciatori sono quasi tutti presi a parametro zero quindi non sono più stati abituati al gioco di gruppo, tenuto conto che la squadra è stata assemblata in appena dieci giorni. Aldilà di questo dobbiamo migliorare sicuramente dal punto di vista tattico con una rosa di ventidue-ventitré giocatori validi che spero di poter utilizzare con equilibrio e criterio. Però farò le dovute valutazioni in occasione delle prime tre giornate ravvicinate che diranno molto sull’attuale condizione. Se ho bisogno di apportare modifiche alla rosa chiederò un intervento. Sono legato ai miei giocatori più che al modulo. Nelle mie esperienze precedenti ho adottato più soluzioni in base a come la partita si metteva o in base all’avversario che mi trovavo. Quindi dobbiamo avere una nostra identità precisa ma allo stesso tempo volubile».

L’ex attaccante di Venezia e Salernitana non vuole volgere lo sguardo a cosa lo aspetterà in futuro da qui ai prossimi mesi, ma resta concentrato sul Bisceglie partita per partita: «Il nostro obiettivo resta la salvezza perché le difficoltà oggettive sono note e qualche problema dal punto di vista fisico nei primi mesi sicuramente lo avremo; poi lungo questo viaggio scopriremo le nostre reali potenzialità. Per le qualità delle altre squadre faccio una valutazione globale avendola vissuta da calciatore per tanti anni: ci sono squadre attrezzate come Catania, Casertana e Catanzaro e ci possono essere possibili sorprese. Noi dobbiamo fare la corsa solo su noi stessi».

Il pensiero finale è rivolto ai tifosi, ma non è il classico appello che ad inizio stagione si fa. È un messaggio vivo, sentito, soprattutto alla luce di una divisione in frange su chi è d’accordo e chi meno nell’assistere ad una manifestazione sportiva, i si e i no si sprecano ma c’è in ballo la vicinanza alla squadra: «I calciatori devono sentire il calore del proprio pubblico, della loro spinta e spero in una loro mano. Sul resto non giudico, sono l’allenatore e voglio mettercela tutta per fare bene quest’anno».

 

Bartolomeo Pasquale