Il Lecce torna da Brescia con una sconfitta sonora e pesante che riporta i giallorossi sulla Terra dopo la vittoria contro l’ Ascoli. In realtà i primi segnali di allarme si erano già visti in terra marchigiana dove da salvare vi è stato solo il risultato favorevole ai ragazzi di Corini.
Ieri invece, contro una squadra che conta un organico importante e dalle grandi ambizioni, tutti i nodi sono venuti al pettine.
Sia chiaro al momento mister Corini è praticamente esente da colpe avendo avuto poco tempo a disposizione e per le circostanze in cui tutto avviene e procede, però ieri è emerso un fattore molto importante al di là delle scelte prettamente tecniche che, giuste o meno, sono frutto delle considerazioni dell’ allenatore che vive la squadra sette giorni su sette e pertanto conosce molto meglio di chiunque altro le condizioni di ogni suo giocatore. Ciò che, come accennato precedentemente, è però emerso è il fatto che non vi sia un gruppo affiatato (almeno non ancora) e per certi versi forse anche ambientato, allenatore compreso.
La storia recente e passata del Lecce ci insegna che il carattere di un allenatore talvolta ha inciso positivamente o meno nei risultati e guarda caso i migliori si sono avuti proprio quando alla guida vi erano persone cosiddette sanguigne e dirette che badavano al sodo e non le mandavano a dire. Ecco questo fattore probabilmente si sposa meglio con la piazza salentina, basti pensare ai vari Mazzone, Cavasin, Delio Rossi e per certi versi lo stesso Liverani, che hanno avuto un rapporto diretto con l’ ambiente e senza peli sulla lingua. Al contrario alcuni allenatori seppur bravi a Lecce hanno pagato la mancanza di sinergia con l’ ambiente dovuta magari al loro carattere troppo “pacato” e “diplomatico” (mi sovvengono di primo impatto Prandelli e Gregucci per esempio).
Eugenio Corini sicuramente rappresenta il top per la categoria ( e non solo) ma quello che è veramente importante, prima ancora degli schemi e delle tattiche, è che certi aspetti caratteriali ed ambientali non vanno assolutamente snobbati dai protagonisti, siano essi dirigenti, allenatori o calciatori.
Bisogna ripartire tutti insieme e tutti uniti, pazientando e sostenendoci reciprocamente, ma con la maturità che le sensazioni talvolta vanno ascoltate per capire bene se la direzione presa è quella più incline al raggiungimento di obiettivi sportivi ed aziendali.
Le gioie ed i dolori non arrivano mai per caso ma sono il frutto di una grande sinergia che ci può essere o meno con l’ ambiente circostante.
L’ augurio è che si possa trattare solo di un fatalistico incidente di percorso che possa servire per dare la scossa e risollevare quanto prima le sorti del campionato.

Danilo Sandalo