Emiliano Olcese, attaccante del Taranto, ha rilasciato un’intervista ai colleghi del Corriere dello sport:

Emiliano Olcese, come sta trascorrendo la quarantena?

«Mi sto godendo la famiglia, ma pensavo che fosse una situazione che potesse risolversi in tempi brevi. Mi alleno tutti i giorni fortunatamente ho a disposizione lo spazio adeguato per farlo. Svolgo tutto il programma che ci dà il preparatore atletico, anche se
mi manca ovviamente il campo».

Lei è di origine argentina, com’è la situazione nel suo Paese?

«Anche in Argentina sono in quarantena, ma diversamente da quanto accaduto in Italia è iniziata quando c’erano poche decine di casi e dunque la situazione sembrerebbe sotto controllo. Ora ci sono alcune migliaia di contagi con un centinaio di decessi, pochi se confrontati a quelli registrati in Italia o altri Paesi del mondo».

Passando al calcio giocato, secondo lei il campionato andrebbe concluso?

«Se fosse per me tornerei a giocare, perché alla fine si tratterebbe di otto turni: in questo modo si porrebbe fine a ogni tipo di discussione sulle promozioni e le retrocessioni».

Qual è la sua idea sugli stipendi ai calciatori?

«Al momento nessuno parla di soluzioni e siamo preoccupati. La crisi ha colpito tutti, giocatori e società. Abbiamo famiglia e non ricevere gli stipendi è chiaramente un problema; dall’altra parte comprendiamo bene tutte le difficoltà che affrontano i presidenti, che investono tanto nel calcio a prezzo di enormi sacrifici e che perciò si trovano in difficoltà. Bisognerà trovare un accordo, che alla fine, tra persone di buon senso, ci sarà».

Cosa l’ha spinta a lasciare il Casarano per il Taranto?

«Mi affascina la piazza, poi concretamente mi hanno cercato sia il presidente Giove che il direttore sportivo De Santis, con cui avevo
vinto un campionato ad Andria. Già due anni fa firmai per il Taranto, ma un problema familiare mi costrinse a rimanere dove ero. Ho scelto Taranto nonostante una situazione complicata, perché per me costituisce un’altra sfida».

Come valuta questa breve esperienza durata, al momento, lo spazio di dieci gare?

«Secondo me non abbiamo fatto male, ma tutto è stato condizionato dall’obbligo di dovere vincere e questo ci ha fatto giocare con un po’ di ansia. Questa, e lo dico con l’esperienza che ho, è una squadra molto forte e che con certi equilibri potrebbe fare molto, ma molto bene. Nel girone di ritorno abbiamo perso solo due partite, una ad Altamura, dove abbiamo giocato male e l’altra con il Foggia contro cui avremmo meritato altra sorte».

In questa stagione ha avuto tre allenatori, De Candia, Bitetto e Panarelli: com’è cambiato il suo modo di giocare?

«Ogni allenatore ha le proprie idee e i propri schemi, ma io mi adatto a ciascuna richiesta. Rimango un centravanti puro, non statico ma di movimento, che prende palla per attaccare lo spazio creato, quando porto fuori posizione un difensore».

Con quale attaccante, nel corso della sua lunga carriera si è trovato meglio?

«Direi con tanti, ma mi viene in mente Ivan Bonocunto, con cui ho giocato a Pesaro, San Marino e Rimini».

Com’è nata l’idea di venire in Italia?

«Tramite un procuratore argentino, che lavorava con un collega italiano: mi propose Matera per la stagione 2004/05 e io accettai; poi sono rientrato in Argentina, ma dal 2007 in poi ho scelto di tornare qui. Prima di giungere in Italia, a vent’anni, l’Argentinos Juniors mi diede in prestito gli scozzesi del Livingston. Recentemente, con i sammarinesi de’ La Fiorita, ho avuto la possibilità di giocare le qualificazioni per la Champions League, contro i nord irlandesi del Linfield».

Quali sono i tuoi miti calcistici?

«Direi Maradona, ma anche Batistuta e Crespo, Inzaghi e Trezeguet: da ciascuno si può imparare qualcosa».

Qual è la sua squadra del cuore?

«Non ho dubbi, direi il Boca Juniors, mentre in Italia, avendo vissuto molto tempo in Campania, direi il Napoli».

Il prossimo 14 maggio compirà 37 anni: ha ancora voglia di giocare?

«Certo, perché anche in questo periodo di inattività mi sto allenando come se dovessimo riprendere a giocare domani. Sto progettando il mio futuro e per questo sto studiando Scienze motorie, una materia che mi appassiona tanto. Più che allenatore mi vedo preparatore atletico».

Nella stagione 2020/21, Olcese sarà ancora a Taranto?

«È ancora presto per dirlo, perché dobbiamo capire come finirà questa stagione».