“Travolti da un’ insolito destino nell’ azzurro mare d’ agosto” potrebbe riassumersi così, con il titolo di questo celebre film di Lina Wertmuller (con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato protagonisti), la fine della storia d’ amore tra l’ ormai ex tecnico del Lecce, Fabio Liverani, e la società di Via Colonnello Costadura.
Un idillio iniziato il 17 settembre 2017, in LegaPro, e proseguito fino a pochi giorni fa, nonostante la retrocessione in Serie B.
Una rottura improvvisa ed inaspettata, che ha scosso un pò tutto l’ ambiente leccese e che ha lasciato spiazzato sia i fedelissimi sostenitori del tecnico, sia i più veraci seguaci della squadra salentina rappresentata dalla sua dirigenza.
Una storia quella tra Liverani ed il Lecce figlia di sentimenti antichi, fatta di poesia, amore e stima reciproca, nonchè rispetto per i colori, la città e tutto l’ ambiente. Una storia in cui si è creato quell’ alone di magia che si avvertiva spesso quando si arrivava al “Via del Mare” e che mai era successo prima d’ ora. Una storia in cui il tecnico ha saputo veicolare anche gli umori di una piazza che, a prescindere dall’ ambizione, a volte usciva fuori dalla reale portata degli obiettivi raggiungibili tramite i mezzi a disposizione. Una storia fatta di vittorie e sconfitte, di risultati eclatanti come non mai ( Lecce-Ascoli 7-0!), di un gioco a tratti esaltante e stratosferico che mai, forse, si era visto a Lecce o in provincia, eccezion fatta per il Foggia di Zeman.
Una storia che per poco non è diventata “LEGGENDA” se si fosse raggiunta la salvezza in Serie A e a dire il vero ci è mancato davvero quel pizzico di fortuna che nella vita non guasta mai.
Una storia che come tutte le grandi storie d’ amore e passione prima o poi sono costrette a finire ed il più delle volte non proprio con risvolti rosei, proprio come in questo caso.
Ma una cosa va sottolineata, al di la di quali siano state le reali motivazioni, ossia che tutto quello che si è visto a Lecce in questi 3 anni è stato qualcosa fatto col cuore e con la passione, sia da parte del mister che da parte della società, restituendo al calcio ed ai tifosi giallorossi (e non solo) quella dimensione genuina del calcio che oggi come oggi sembra essersi evaporata.
Di questa storia d’ amore rimarrà la gioia e la felicità di aver riportato il Lecce in Serie A, rimarranno le grandi imprese, rimarrà il ricordo di quell’ 11 maggio 2019 e di essere riusciti ad affrontare il campionato di Serie A senza guardando in faccia gli avversari senza mai abbassare lo sguardo. In tutto questo va ringraziato il mister per averlo trasmesso alla squadra e alla società per la sinergia creata affinchè ciò accadesse.
La fine non deve essere vista come qualcosa di tragico ma come un punto di partenza per testare la maturità acquisita dalle precedenti esperienze, ed in questo sia il Lecce che mister Liverani ne sono usciti sicuramente più forti.
Ora è già tempo di guardare avanti con il prossimo campionato praticamente alle porte ed in cui ognuno avrà la possibilità di dimostrare quanto immagazzinato nel proprio bagaglio culturale in questo tempo trascorso insieme.
Del resto una delle leggi della fisica è proprio questa che “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” una frase con cui il chimico, biologo e filosofo del ‘700 Antoine-Laurent Lavoisier ha voluto evidenziare fortemente questo concetto che può e deve essere rapportato anche alla vita degli esseri umani.
Sebbene vi possa essere un giustificato rammarico in tutto va osservato che, come diceva il grande Tiziano Terzani, “la fine è il mio inizio” e noi non possiamo fare altro che augurarci che lo sia a prescindere.

Danilo Sandalo