Cristian Agnelli: «Foggia, tutto fa pensare a te»

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Agnelli passa al Casarano

Allo stesso modo dei tesserati di tutte altre squadre anche i calciatori della Pergolettese sono rimasti al domicilio di lavoro con le attenzioni che l’emergenza sanitaria impone.

Responsabilmente, da cittadino prima che calciatore, suo malgrado (la famiglia si trova in Puglia), resta in sede anche il 34enne Cristian Agnelli arrivato ad inizio campionato nella formazione gialloblù cremasca.

Centrocampista di grande esperienza, per aver militato nel Lecce, Verona, Catanzaro, Juve Stabia, Salernitana, Benevento e Spal oltre alla nazionale under 19 e 20. Ma è soprattutto a Foggia che ha lasciato, e accumulato, splendidi ricordi.

Agnelli è stato l’unico calciatore nella storia ad aver realizzato con la maglia del Foggia almeno una presenza in ben quattro categorie differenti: «E’ stato un onore per me aver indossato quella maglia. Sono nato a Foggia, ci vivo tuttora con mia moglie e i miei due figli Melissa e Gerardo anche se la situazione mi ha ha portato a continuare la carriera al nord con la Pergolettese dove mi trovo benissimo».

A Foggia ho iniziato tutta la trafila del settore giovanile. Dopo aver maturato qualche anno di esperienza con altre squadre sono ritornato nel 2012 da dove è iniziata una splendida cavalcata che ci ha portato dalla D alla serie B con una tifoseria incredibile che ci faceva volare. Ho sempre dichiarato che vestire la maglia del Foggia per me era come indossare la maglia della Nazionale, con le stesse emozioni: è stato qualcosa di incredibile». Foggia una città che vive di calcio? «Forse a volte anche un po’ troppo, spesso si va agli eccessi che fanno male. Questo è dovuto anche al fatto che la città non offre tante alternative e spesso si arriva a quella esasperazione che non aiuta né la gente né la squadra stessa. Lì o si vince il campionato o si entra nello sconforto e lo si è visto anche lo scorso anno: si vuole tutto e subito e non si riesce a programmare».

C’è stato un allenatore a Foggia negli anni con cui si è sentito legato maggiormente e conserva il miglior ricordo? «Sono sempre stato un pro-allenatore nel senso che cerco di andarci sempre d’accordo perchè capisco il ruolo difficile che copre. Poi ho ancora rapporti bellissimi con tutti, ma se devo citarne qualcuno sicuramente De Zerbi che mi ha dato maggiori soddisfazioni e mi ha insegnato qualcosa che ancora non conoscevo, quella mentalità vincente e di restare sempre un gradino sopra gli altri. Non posso scordarmi di Stroppa che mi ha trasmesso quella voglia di impegnarmi in qualcosa di grande e non posso fare a meno di dimenticarmi Padalino con cui ho fatto un percorso insieme e che è stato il fautore di questa rinascita del Foggia».