Paolo Bianco, ex calciatore del Foggia nativo di Ordona, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno.

Bianco, cresciuto nel vivaio rossonero e con 8 stagioni in rossonero alle spalle,  ha appeso le scarpe al chiodo. Adesso  è collaboratore tecnico di De Zerbi al Sassuolo.

Nel suo futuro la carriera da allenatore«Era il mio obiettivo da quando avevo 25 anni. Giampaolo, a Treviso, mi ha fatto vedere il calcio in maniera diversa. Le prime esperienze le ho fatte in Sicilia, in C, con Siracusa e Sicula Leonzio. A ottobre scorso sono tornato al Sassuolo. Più in là riprenderò il percorso da capo allenatore».

Sull’esperienza al Foggia: «Otto anni, inclusa la trafila nel settore
giovanile. Era un bel vivaio […]. Fui fortunato ad avere come maestri Nocera e Cosmano: mi  hanno insegnato a stare al mondo, prima che a stare in campo. Devo tanto inoltre, se non tutto, a Pavone e Burgnich, che hanno creduto in me. Il mister mi coccolava come si fa con un figlio».

Sulla ricetta per arrivare in alto: «Intelligenza tattica e voglia di emergere. Ovunque, mi sono sempre considerato il meno forte: questo mi ha portato ad impegnarmi più degli altri e ad essere quasi
sempre titolare». 

 Sul Foggia in D: «Ho seguito il torneo, nel Cerignola giocano due miei ex compagni al Sassuolo: Longhi e Sansone. Corda mi chiamò l’estate scorsa, qualche giorno prima del ritiro: mi chiese se fossi disponibile ad allenare il Foggia. Diedi l’ok per un incontro, ma non fui più richiamato e presero Mancini. Auguro al Foggia di tornare in C».

Chiusura sulla possibilità di sedere, un giorno, sulla panchina del Foggia: «Mai dire mail. E’ un mio sogno, la squadra della mia città, a cui non si può dire di no».