Con la fine del campionato in Serie D sancita dal decreto federale della settimana scorsa e con qualche verdetto ancora da conoscere, soprattutto per quanto riguarda le formazioni retrocesse che sono sul piede di guerra, proseguiamo il nostro giro di opinioni.

I colleghi di giornalerossoblu hanno intervistato il tecnico del Fasano Giuseppe Laterza, reduce da un ottimo piazzamento in campionato e dalla finale di Coppa Italia conquistata che la società biancoazzurra e il suo tecnico sperano di disputare in qualche modo dopo l’emergenza Covid-19.

Quali sono le esperienze che ha avuto a Fasano e i successi? Che ricordi hai delle finali conquistate di cui l’ultima quest’anno in Serie D?

Sono a Fasano da 8 anni, 2 da calciatore e 6 da allenatore…in questi anni abbiamo costruito tanto, vinto e soprattutto riportato tanta gente allo stadio. Abbiamo costruito una scuola calcio e un settore giovanile importante guidato oggi dall’associazione “Il Fasano siamo noi”, abbiamo vinto 2 campionati, una Coppa Italia e disputato 4 finali di coppa, compresa quella di questa stagione che spero ci facciano giocare, perché lo meritiamo per il percorso importante fatto eliminando Savoia, Taranto, Foggia e Tolentino nel doppio impegno in semifinale 4 a 0 in casa e per la città perché è una finale storica.

Che bilancio conclusivo fa di questa stagione calcistica alla guida del Fasano? Chi si sente di ringraziare? Siete anche quest’anno la formazione che ha schierato più giovani.

Un bilancio più che positivo, siamo la squadra che ha giocato più di tutti, siamo partiti in anticipo per giocare la Tim Cup a Bolzano contro il Sudtirol; ci siamo giocati la doppia competizione al massimo, abbiamo fatto un ottimo girone di andata tra le prime in classifica, purtroppo nel girone di ritorno qualche infortunio non ci ha permesso di sfruttare al meglio la rosa e giocando spesso siamo andati in difficoltà, costringendoci a fare delle scelte diverse per la partita contro il Tolentino. Tutto questo conquistando per il secondo anno consecutivo la vetta della squadra più giovane del campionato. Ovviamente ringrazio tutti perché il nostro è sempre stato un lavoro di un grande gruppo, dalla società con il presidente D’Amico, Custodero e il direttore sportivo perché non ci hanno mai fatto mancare nulla essendo sempre presenti e puntuali in tutto, all’associazione “Il Fasano Siamo Noi” che ormai è una grossa realtà e un esempio di grande organizzazione e programmazione dentro e fuori dal campo, a tutta la gente che lavora tantissimo dietro le quinte e che ci permette di fare il nostro lavoro senza difficoltà, al mio staff competente e professionale, grandi lavoratori, ai miei ragazzi che ringrazio per il rispetto, la professionalità e l’impegno che ci hanno messo dal primo giorno, un gruppo eccezionale, e infine al cuore pulsante di questa città: i tifosi, che anche quest’anno non ci hanno mai lasciati soli e ci hanno sostenuto sempre, riempito lo stadio come tanti anni fa.

La tua bella stagione e i risultati conseguiti nella città adriatica hanno attirato su di te varie voci di mercato. Una di queste ti vorrebbe sulla panchina del Taranto la prossima stagione. Hai avuto contatti con la dirigenza ionica?

Mi fa piacere che il nostro lavoro sia stato apprezzato dagli addetti ai lavori, vuol dire che si è lavorato bene. No, non ho avuto contatti con la società del Taranto, solo una chiacchierata tempo fa con il presidente Giove che ci augurò un in bocca al lupo per la semifinale di Coppa Italia contro il Tolentino.

Qual è il tuo parere sulla stagione degli ionici, partiti con i favori del pronostico insieme a Foggia e Cerignola? Cosa può essere successo, nonostante l’organico allestito e il cambio dei due allenatori? È stato forse questo il problema? La mancanza di continuità e credere nel progetto?

La società ha costruito una super squadra in estate, allestendo una rosa numerosa di giocatori importanti e under di qualità con uno staff tecnico di assoluto valore. Ho affrontato il Taranto ad agosto nel torneo Birra Raffo e posso dire con certezza che quella sera il Taranto mi piacque tanto; tra tutti Guaita, ce lo avevo davanti a pochi metri e per qualità e velocità di giocata fu il migliore. Poi ovviamente, da esterno, non so cosa sia successo e non mi sento di giudicare, dalle parole dei diretti interessati si evince che qualche problema c’è stato e penso che la società sarà intervenuta per questo motivo.

Come si vincono i campionati di D? Nella composizione e scelta dell’organico come ci si muove? Mix di giovani e over è la ricetta giusta? Quanto può incidere la pressione di una piazza come Taranto quando in campo si incontrano le difficoltà?

Non c’è una ricetta giusta per farlo, vincere non è mai facile in nessuna categoria…bisogna programmare per bene nell’allestimento iniziale della rosa, lavorare sodo in settimana per esser pronti la domenica. La fame e l’ambizione in questa categoria fanno la differenza. Io penso che la pressione e l’ambizione viaggino di pari passo, se arrivi a giocare a Taranto devi essere orgoglioso di te stesso e giocarti questa opportunità al 100%. Le difficoltà vanno combattute dal gruppo; una volta superate il gruppo ne uscirà più forte e compatto.

È vero che i giocatori argentini in campo e nello spogliatoio rendono di più a livello di motivazione e hanno più grinta, sono molto professionali?

Al presidente D’Amico piacciono tanto gli argentini e in questi anni mi ha dato la possibilità di allenarne diversi. In effetti hanno qualcosa in più, sono molto affidabili, veri professionisti dentro e fuori dal campo, rispettosi, hanno grande cultura del lavoro e soprattutto tanta fame.

Mi puoi indicare i nomi dei tre allenatori migliori di questa stagione? Il Bitonto a tuo avviso, a prescindere dalle 8 giornate ancora mancanti, merita la Lega Pro? Quale squadra ha deluso un poco le tue aspettative, a parte il Taranto?

Penso che Maiuri abbia fatto un grande lavoro, il Sorrento oltre ad aver avuto continuità aveva una sua identità di gioco importante; Taurino, perché ha fatto numeri importanti nel suo primo anno in una nuova piazza, è stata la squadra più quadrata, in testa per tante partite e quindi merita la Lega Pro; Feola, perché subentrare non è facile ma lui è riuscito a dare gioco alla squadra e a mettere i singoli in condizione di far bene.