Dopo 30 giornate la corsa alla A sembra delineata, tra previsioni rispettate e altre disattese: spicca anche il fortino difensivo della Salernitana e l’outsider Venezia di Paolo Zanetti

di Nicolò Delvecchio per La Gazzetta dello Sport

Due settimane di stop, poi si riparte. E si riparte forte, per lo sprint finale che vuol dire Serie A. Dopo 30 giornate il quadro della B è abbastanza chiaro: c’è una squadra in fuga solitaria sostanzialmente da sempre, una che ha deciso di mettere il turbo nell’ultimo mese, un’altra che subisce pochissimi gol. E poi le due sorprese, in positivo e in negativo: la formazione che ha il motore più potente, ma alterna strappi a 200 all’ora e brusche frenate. E quella che, invece, è la migliore scoperta della stagione, nonostante a inizio campionato ci avrebbero scommesso in pochi. Sono le prime cinque della classifica di B: Empoli, Lecce, Salernitana, Monza e Venezia. Il campionato è ancora lungo, certo, e ai playoff prenderanno parte in sei (al momento, nella zona spareggi ci sono anche Cittadella, Spal e Chievo), per cui tutti i risultati sono ancora in discussione. Ma la stagione ha dato indicazioni ben precise, e quelle che al momento occupano i primi cinque posti sembrano, per condizione e per campionato svolto, le più serie candidate ai tre posti che valgono la A.

UN PERCORSO INARRESTABILE

I paragoni con i precedenti spaventano e possono far male: Sarri, Giampaolo e Andreazzoli sono stati solo gli ultimi allenatori a portare l’Empoli ai vertici, ma Dionisi sembra pronto a ripercorrere senza paura le loro orme. A partire dal modulo, quel 4-3-1-2 diventato ormai un marchio di fabbrica in Toscana. Gli interpreti sono ovviamente diversi: non ci sono Tavano e Maccarone, e nemmeno Caputo e Donnarumma. Le punte sono La Mantia e Mancuso, 23 gol in due. Il gioiello è Bajrami, trequartista svizzero-albanese da un anno in Toscana che al San Paolo, in Coppa Italia, ha sorpreso tutti con una doppietta. Tra le armi in più degli azzurri c’è anche una batteria di terzini che in categoria non ha eguali: da un lato Fiamozzi e Sabelli, da anni tra i migliori esterni bassi a destra. Dall’altro Parisi e Terzic, rispettivamente 20 e 21 anni, esplosi alla loro prima stagione in B. I risultati di questa alchimia perfetta sono sotto gli occhi di tutti: 24 risultati utili consecutivi, l’Empoli non perde dallo 0-2 di Venezia dello scorso 1 novembre (prima e finora unica sconfitta in stagione). I punti di vantaggio sulla terza sono otto, e superato il momento di cinque pareggi di fila a febbraio, viziato da parecchie sviste arbitrali che la Var non avrebbe mai concesso, la squadra ha preso a correre di nuovo. Dopo la sosta Dionisi se la vedrà col Chievo, poi saranno tutte sfide abbordabili prima degli scontri con Salernitana e Lecce delle ultime due giornate. Ma, a quel punto del campionato, i verdetti potrebbero essere in bilico solo per le avversarie.

SCUSATE IL RITARDO

Un inizio altalenante, una seconda parte di stagione implacabile. Il Lecce, retrocesso lo scorso anno, ha cominciato il campionato come una delle favorite alla promozione finale, nonostante la brusca separazione con mister Liverani. Al suo posto Corini, che ha costruito una squadra in cui giovani ed esperti, soprattutto tra i nuovi acquisti, hanno dato vita a un gruppo esploso con l’avvicinarsi della primavera. Nelle prime cinque solo una vittoria, poi quattro successi di fila con diciassette gol fatti (tra cui cinque all’Entella e sette alla Reggiana), poi ancora cinque partite senza tre punti, il momento più critico della stagione. Da lì, fino al pari interno con l’Entella del 2 marzo, la squadra è rimasta stabilmente tra settimo e ottavo posto, frenata anche dai pareggi contro le ultime due in classifica (il Pescara e i liguri). Poi Massimo Coda ha deciso di cambiare le cose: quattro doppiette di fila tra la 27° e la 30°, quattro successi e squadra trascinata al secondo posto. Ma non è solo merito dell’ex Benevento: la difesa è blindata da Gabriel, Lucioni e Meccariello; Maggio, arrivato a gennaio, ha fatto vedere come a 39 anni la fascia destra sia ancora casa sua. E poi ci sono i ragazzi: la stella è Pablo Rodriguez, diciannovenne preso a titolo definitivo dal Real Madrid e già autore di 5 gol in 473 minuti, a lungo fermato da un infortunio. E anche il classe ‘99 John Bjorkrengen, talentino della Svezia under 21, si è ritagliato il suo spazio tra i titolari. Se lo slancio dovesse proseguire, sarebbero davvero in poche le squadre capaci di fermare i giallorossi di Corini.

LA FORZA DELLA DIFESA

In Italia c’è il dibattito tra giochisti e risultatisti, e poi c’è Fabrizio Castori. Squadra quadrata, la sua Salernitana, ereditata da Giampiero Ventura che, nella scorsa stagione, aveva mancato i playoff solo all’ultima giornata. Il tecnico della prima promozione in A del Carpi, in Campania, non ha inventato niente (e chi ha detto che è obbligatorio?), ma con le sue idee e con il buon materiale a disposizione ha dato vita ad una formazione tremendamente difficile da affrontare. A parte lo 0-5 contro l’Empoli, ultima di tre sconfitte consecutive tra dicembre e gennaio, la Salernitana è squadra che subisce pochissimo, e i dati sono lì a dimostrarlo: terza miglior difesa del campionato, i granata vengono da dodici risultati utili di fila e da sette partite non subiscono gol. Fanno oltre 630 minuti di imbattibilità, un record in stagione. Ultima rete subita il 13 febbraio, da Giacomelli del Vicenza all’83’. Un dato aiutato dalla bravura tra i pali di Belec, ma che si spiega soprattutto per una fase difensiva pressoché perfetta (e infatti Giacomelli riuscì a segnare solo con un tiro da fuori): Bogdan – decisivo nell’ultima con il Brescia -, Gyomber e Veseli sono la spina dorsale dell’ultimo periodo granata, con Aya fuori da un po’ ma altrimenti sempre presente. Poi in avanti c’è Tutino, alla sua miglior stagione dal punto di vista realizzativo in carriera. I difetti? Segna e vince poco: nelle ultime 12 solo 4 vittorie, 10 gol fatti e cinque 0-0 (risultato che nelle prime 19 era arrivato solo una volta, col Frosinone). Per centrare la promozione diretta servirà vincere di più, ma con un buon piazzamento ai playoff potrebbero bastare gli 0-0.

LA DELUSIONE

Inutile girarci intorno, il Monza di Brocchi è la squadra che avrebbe dovuto ammazzare il campionato, o almeno oscillare costantemente tra la prima e la seconda posizione. Invece, nonostante un organico costruito già per la Serie A, i brianzoli sembrano avvitati in una stagione in cui non riescono ad avere continuità, tra ottime vittorie e sconfitte inattese. Eppure gli elementi per vincere ci sarebbero tutti: Mario Balotelli, Kevin Prince Boateng e Gabriel Paletta non hanno bisogno di presentazioni, Bellusci è un veterano, Frattesi e Pirola giovani speranze azzurre. Poi ancora Gytkjaer, trentenne da 5 gol in 9 presenze con la nazionale danese, 55 reti in tre stagioni col Lech Poznan; Dani Mota Carvalho, strappato alla Juventus e futuro del calcio portoghese. E poi due arrivi illustri a gennaio: Marco D’Alessandro, preso dalla Spal, e Davide Diaw, dieci gol col Pordenone nel girone d’andata (e 0 da quando è in Brianza). Certo, Balotelli è stato fermato spesso dagli infortuni e ha giocato solo 7 partite (con due reti), ma una squadra così potrebbe anche fare a meno di Super Mario. Invece, la prima parte di stagione è stata parecchio mediocre – con la squadra ottava a metà dicembre – e il buon cammino da fine 2020 in poi, col secondo posto raggiunto a febbraio, è stato interrotto dagli stop inaspettati contro Pisa, Reggina e soprattutto Venezia, che a Monza ha passeggiato vincendo 4-1. Se non dovessero centrare la promozione diretta, i biancorossi sarebbero comunque in pole per la vittoria finale per i playoff: con quell’organico non si può non partire favoriti. Ma molto spesso solo l’organico non basta.

LA SORPRESA

La mina vagante del campionato vive in Laguna, ed è il Venezia di Paolo Zanetti. Dopo il decimo posto dello scorso anno con Dionisi in panchina, i veneti hanno deciso di puntare sull’ex tecnico dell’Ascoli, esonerato dai marchigiani a gennaio 2020 con la squadra a 3 punti dai playoff. Una scelta azzeccatissima, sulla quale si è deciso di scommettere con convinzione, e non è un caso che il tecnico sia stato blindato con un biennale. Non ci sono fenomeni, tra gli arancioneroverdi, ma la rosa è composta da giocatori esperti e da ottimi prospetti per il futuro. In porta c’è il 40enne Pomini, come terzino sinistro il 38enne Molinaro, arrivato a gennaio. Il resto è un fiorire di giocatori che nel 4-3-1-2 (all’occorrenza 4-3-3) di Zanetti sono semplicemente perfetti, da Maleh – già protagonista con l’Under 21 di Nicolato – a Fiordilino, da Aramu (alla migliore stagione in carriera) a Forte, capocannoniere della squadra con 12 gol; e ancora i veterani Modolo e Taugurdeau e i giovanissimi Johnsen e Sebastiano Esposito. Alcuni risultati danno l’idea della stagione dei lagunari: unica squadra capace di battere l’Empoli, il Venezia ha annientato il Monza allo U-Power stadium nell’ultimo turno. E, seppur sconfitti dal Lecce due giornate fa, hanno costretto i salentini a un tiratissimo 3-2. La squadra gioca a memoria e, tra fine gennaio e inizio marzo, è stata in grado di salire dal decimo al secondo posto. Forse, dopo le prime due, è la più in forma del campionato, e questo nella off-season potrà essere un fattore determinante. Se volete scommettere su una outsider, puntate sul Venezia.