La bellezza nel calcio non conosce categorìa, come altre componenti di questo sport. Probabilmente lo sa bene Antonio Caputo che continua a deliziare tifosi e addetti ai lavori con delle reti tanto belle quanto pesanti.

Quella con l’Altamura, ad esempio, è stata determinante per i tre punti, giunta al 95′ e sull’uno ad uno sul quale si era fissata la gara facendo esplodere i pochi presenti al Giovanni Paolo II e i tanti, dietro lo schermo, nelle proprie case.

La perfezione. Una punizione dal limite che Caputo ha disegnato in modo perfetto e indirizzato sotto l’incrodo. «La distanza non era tanta – ha poi raccontato al termine della gara – ho pensato die se l’avessi fatta passare sulla barriera per il portiere sarebbe stato difficile prenderla». Deduzione giusta e settimo gol segnato dall’attaccante originario di Brindisi che ha trovato anche la prima doppietta stagionale: suo, infatti, anche il gol che ha sbloccato la gara, in movimento, con la difesa avversaria schierata che però niente ha potuto. 

Già con il Casarano, sempre su punizione, Caputo, aveva messo il sigillo sulla vittoria, siglando il 2-0 fìnale, mentre con il Gravina aveva aperto i giochi con un poderoso rasoterra che di prima si era insaccato alle spalle del portiere ospite. Le altre due reti che si incastonano nel puzzle delle marcature Caputo sono quella a Sorrento, nella prima giornata di campionato, un tiro a giro sotto l’incrocio che purtroppo non servi per tornare a casa vincenti e quella a Brindisi quando il cross dalla fascia di Potenza trovò il tiro al volo di piatto dell’attaccante granata ed il gol. E presente nell’elenco anche quello dal dischetto: l’unica nota dolce dell’amarissima giornata di Portiti infatti è stata proprio il suo rigore. È lui il capocannoniere dei neretini dopo undici giornate con sette gol all’attivo e ottime prestazioni accompagnate da tanta serietà, impegno e umiltà. Ha assaporato anche la panchina, meritando però la maglia da titolare insieme a quel gruppo che per lui è fondamentale: «È merito della squadra, dell’allenatore e di tutti. È anche mio. certo, ma in campo non vado da solo. I miei gol hanno l’apporto di tutti». La strada verso la salvezza è ancora lunga e per Caputo c’è tutto il tempo per regalare e regalarsi altre perle con cui completare quel personale puzzle da incorniciare poi a fine stagione.