Il Donia quest’anno ha dato spazio a tanti giovani, tra cui Mario D’Angelo, difensore classe 2001 di San Severo che ha voluto raccontarsi un po’:

“In realtà il calcio non era la mia passione, all’inizio giocavo a basket, al contrario di mio fratello che preferiva calciare, ma il mister mi vide palleggiare e mi disse che ero perfetto per questo sport. Principalmente ero un po’ incredulo, poi ci ho provato e penso di aver fatto benissimo a dargli ascolto”.

Il giovane ricorda che, seppur ora è un difensore, ha militato in più aree, perfino fra i legni e ricorda con emozione il primo numero di maglia nell’esordio in Eccellenza , il 4. Soprattutto agli arbori, è importante ricordare il ruolo fondamentale della famiglia e su questo, D’Angelo, è stato fortunato:

“Tutti mi hanno sostenuto ed hanno creduto in me, però non mi hanno mai fatto montare la testa e spero un giorno di vederli tifare per me dagli spalti”.

Andando indietro nel tempo, il difensore ricorda le sue vecchie esperienze e fra le migliori sceglie la sua esperienza al Foggia, nella massima categoria giovanile:

“Ovviamente ero felicissimo, un calciatore vive per queste cose e la chiamata mi aveva caricato. Un brutto momento, però, è stato un lungo infortunio (durato sei mesi) che, ovviamente, non mi ha permesso di presenziare negli scontri. Non è solo una questione fisica ma anche psicologica, se ami lo sport non accetti uno stop, ma devi farlo se necessario, per poi ritornare più forte di prima”.

Il suo arrivo a Manfredonia era destinato ad esserci, poiché più volte è stato chiamato:

“L’anno scorso ci sono stati dei contatti, però per diverse ragioni non è stato stipulato il contratto. Quest’estate, finalmente, il direttore mi ha di nuovo interpellato e così si è giunti ad un accordo. Se conoscevo qualcuno? Dei nuovi arrivati sì e sono miei carissimi amici, ma della vecchia rosa sapevo solo i loro nomi, il forte rapporto si è creato dopo”.

Non dimentichiamo le fedi calcistiche, (seppur sofferte, ndr) dei ragazzi e a tal proposito ci dice:

“Sono milanista fin da piccolo, sarebbe bello rivivere le sensazioni del Milan di una volta, con le bandiere che hanno scritto la storia rossonera”.

Per quanto riguarda un bilancio di crescita personale e del gruppo, D’Angelo replica:

“E’ un esperimento riuscito, nessuno si aspettava questi risultati e questa classifica. Io sono cresciuto tanto e penso anche gli altri, le ultime giornate di campionato devono comunque esserci da monito”.

Tutti vogliono rivedere il calcio sipontino di qualche anno fa e man mano il sogno s’avvera, si comincia a sperare. 

Michela Rinaldi